On the Wings of the Waste

Pubblicato il 28 Febbraio 2013

On the Wings of the Waste

Letteralmente "sulle ali dei rifiuti". È il nome che Rowsell ha dato al suo progetto di volo da Sydney a Londra col monomotore Cessna 172 alimentato da combustinile biodiesel proveniente da soli rifiuti in plastica non riciclabili.

Ne ho parlato nel post precedente.

È interessante sapere che si potrà ricavare un tale combustibile utilizzabile su mezzi di trasporto, aerei compresi, ma è ancora più interessante sapere che, se questo progetto avrà un fine, potrà risolvere uno dei maggiori problemi di inquinamento del nostro pianeta.

Forse non tutti sanno che il 10% di tutta la plastica prodotta nel mondo finisce nell'oceano.

Non è un dato buttato lì. È il risultato della ricerca scientifica che già oggi l'ha individuato e misurato in aree ben precise degli oceani.

La foto sopra mostra l'enorme estensione della macchia principale nell'oceano pacifico.

The Great Pacific Garbage Patch, così la chiamano gli scienziati, sono in realtà due "patch" spazzatura nell'Oceano Pacifico, ciascuna delle dimensioni di c.a 700.000 km2!

Per darci un'idea della enorme estensione, immaginiamo una superficie c.a cinque volte quella dell'Italia o un estensione pari a quella della Spagna + Francia e Germania.

A causa di modelli di circolazione oceanica i detriti, in particolare la plastica, che impiega più di 10 annni a disintegrarsi, si accumulano in alcuni enormi e concentrati spazi.

Stiamo parlando solo del Pacifico, dove ci sono le più grandi e preoccupanti estensioni, ma, in realtà, ci sono un sacco di "Garbage Patch" in tutto il mondo:

il "Grande Atlantic Garbage Patch" e non ne è risparmiato nemmeno l'oceano indiano.

Centinaia di migliaia di pezzi di detriti, in particolare plastica, galleggianti su una superficie di tale estensione, stanno causando problemi per la vita dell'oceano.

Il 9% del pesce di quell'area è già contaminato, comprovato anche dai numerosi ritrovamenti di tartarughe marine morte e altra vita marina i cui stomaci sono pieni di immondizia di plastica e di altri detriti.

Il dato triste, che ho già riportato, è che circa il 10% di tutta la plastica prodotta nel mondo finisce nell'oceano. Nella sola Great Pacific Garbage Patch è stimata una massa di 100 milioni di tonnellate di plastica che vogliono dire diverse tonnellate per km2.

Naturalmente uragani e tsunami, come quello straordinario che ha colpito il Giappone, amplificano l'impatto di questo fenomeno.

Non c'è bisogno di sottolineare che le materie plastiche e gli altri materiali sintetici che avvelenano le forme di vita del mare finiscono nei nostri stomaci, in un modo o nell'altro.

O risolviamo il problema o conviviamo con le conseguenze.

Raccogliere questa immondizia è antieconomico, ma potrebbe diventare un'opportunità se è reale la possibilità di trasformare questa plastica in combustibile.

Da qui nasce il progetto di Cynar, l'azienda di Dublino che sta sviluppando impianti per il trattamento di questo tipo di rifiuti per trasformarli in diesel.

Si tratta di nuova tecnologia che riesce a distillare la plastica - che, come noto, deriva a sua volta dal petrolio - in carburante, utilizzando un processo noto come pirolisi che non inquina l'aria.

La liquefazione della plastica avviene tramite calore e non combustione, senza emissione di fumi. Ovvero i pochi gas generati dal processo vengono forzati nelle caldaie di produzione del calore, esaurendosi.

Successivamente questa plastica liquefatta viene distillata e, per frazionamento, genera una serie di idrocarburi di cui il principale è un biodiesel di una qualità che, secondo quanto afferma l'azienda, è superiore di quello ricavato direttamente dal pertolio, con un processo di produzione più pulito e con un costo stimato inferiore.

Un passo avanti molto importante nel campo delle fonti di energia trasportabile, col duplice vantaggio di una produzione che, oltre ad essere rispettosa dell'ambiente ed economica, potrà ridurre la quantità di rifiuti in plastica, oggi non ancora riciclabili, nelle discariche di tutto il mondo e anche negli oceani.

Già testato su motori automobilistici, è ora nelle primissime fasi di test su motori aeronautici.

Sarà proprio il raid di Rowsell, on the wings of the waste, da Sydney a Londra a dare notorietà al nuovo combustibile proveniente da soli rifiuti in plastica non riciclabili.

Noi crediamo nel progetto e, nel nostro piccolo, aiuteremo affinchè si diffonda l'eco di questa importante nuova tecnologia.

On the Wings of the Waste

Scritto da Fabriz

Con tag #Raids

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